Sì, è davvero l'anno zero: così il progetto Virtus Francavilla è tornato a splendere
Una prova di forza, ma soprattutto un’iniezione di fiducia. I tre punti d’oro conquistati, con merito, a Torre del Greco certificano un messaggio lanciato fin da inizio campionato: la Virtus Francavilla fa sul serio. E a inizio novembre guarda tutti dall’alto al basso in classifica, in virtù delle otto vittorie conquistate in 10 giornate di Serie D. Allargando il raggio d’interesse all’intera stagione, c’è anche il tre su tre in Coppa Italia, contro Nardò, Gravina e Andria. Undici vittorie in tredici partite ufficiali probabilmente non erano contemplate neppure nelle migliori previsioni.
E invece è una Virtus che si alimenta, giorno dopo giorno e partita dopo partita, con entusiasmo e soddisfazioni. Il rinnamorarsi della piazza è tutto frutto del lavoro sul campo di mister Trocini, che insieme al suo staff ha saputo creare l’ambiente giusto per tornare a fare calcio in un determinato modo, creando un clima familiare e assorbendo tutto ciò che di buono e bello una piazza come quella di Francavilla Fontana sa dare. Un'identità precisa, un calcio veloce e verticale, una rosa costruita su misura per una determinata filosofia. Ma è frutto anche di una visione, quella del diesse Fernandez, capace di allestire una squadra con tanti calciatori sconosciuti ai più, che ora hanno un nome e un cognome in tutto il panorama calcistico nazionale. Non figurine, ma scelte chirurgiche per un determinato tipo di calcio: giovani desiderosi di affermarsi, qualità e velocità al potere, la giusta spensieratezza per godersi il momento. Tutti ingredienti che, a nemmeno un terzo del campionato, hanno già di fatto quasi permesso di archiviare l’obiettivo principale stagionale.
E se oggi Francavilla Fontana risponde anche con lo stadio pieno, è frutto anche di una riorganizzazione societaria che fin qui si è rivelata vincente. La scelta di riaffidare le chiavi del progetto a quel binomio Fernandez-Trocini che tanto bene ha fatto in Serie C, premia la lungimiranza strategica del presidente Magrì e del suo instancabile braccio destro Donatiello, entrambi rigenerati nell’animo dopo annate turbolente e che al termine dello scorso campionato hanno davvero deciso di mettere un punto e prendere ispirazione dal passato glorioso, voltando definitivamente pagina. Far divertire, senza proclami o voli pindarici, era la missione tracciata in estate e dopo i primi due mesi di campionato è già stata centrata. Perché questa Virtus, così spietata con le avversarie e così bella da vedere, lì in alto continua a sorprendere tutti. E chissà, come cantava Ligabue, che il meglio non debba ancora venire.


